Albrecht Dürer (1471-1528)  Autoritratto con fiore d’eringio 

Nell’Autoritratto che qui osserviamo Dürer raffigura se stesso con un fiore d’eringio nella mano destra. Si tratta di un dipinto realistico e sofisticato al tempo stesso, che l’artista realizza nel 1493, creando, all’età di soli ventidue anni, uno dei primi autoritratti autonomi della storia della pittura. Dürer si ritrae su sfondo scuro, a mezza figura e di tre-quarti, con lo sguardo rivolto allo spettatore. L’incarnato pallido e l’oro della chioma illuminano il dipinto, ravvivato, inoltre, dai tocchi di rosso dell’elaborato copricapo e delle bordure della veste. I particolari sono dipinti in maniera minuziosa e realistica, ma la presenza dell’eringio, insieme con la scritta che accompagna il dipinto, ci fanno intendere che l’opera non sia solo il risultato di un’attenta osservazione allo specchio.

Albrecht Dürer, tra i massimi esponenti dell’arte rinascimentale tedesca, è, infatti, un artista sensibile agli aspetti ermetici ed esoterici della pittura, un orientamento che sviluppa a contatto con gli ambienti neo-platonici frequentati durante il suo soggiorno in Italia, in particolare a Venezia. Pittore e straordinario incisore, con l’incisione Melencolia I rivela, per esempio, il suo interesse per l’alchimia, circondando la pensosa protagonista di oggetti dai significati reconditi. Non fanno eccezione i suoi autoritratti. Ora si ritrae in una posa frontale e ieratica, come un Cristo benedicente, Salvator Mundi, in un dipinto che è una riflessione sul ruolo stesso dell’artista e sul processo creativo (Autoritratto con pelliccia, Alte Pinakothek, Monaco di Baviera); ora in veste elegante, con guanti, in un interno signorile (Autoritratto con guanti, Museo del Prado, Madrid), a celebrazione della dignità che la categoria degli artisti stava conquistando; al contrario, si ritrae nudo, con crudo realismo in un disegno su carta preparata con un fondo verde, che sembra anticipare, a secoli di distanza, gli espressionisti tedeschi. Nell’Autoritratto con fiore d’eringio, che osserviamo qui, il contenuto simbolico è affidato alla presenza del fiore. Dürer non sceglie a caso: l’eringio non ha semplicemente un valore decorativo, come avrebbe potuto avere un fiore più colorato e vistoso, ma cela significati segreti, che nel corso del tempo sono stati oggetto, come vedremo, di varie interpretazioni.

Dal punto di vista botanico, l’eringio (Eryngium L., 1753) è una pianta della famiglia delle Apiaceae, dall’aspetto spinoso con fioriture ombrelliformi, che lo avvicinano ai cardi. E’ conosciuto con il nome di ‘calcatreppola’ ed è diffuso in tutte le zone temperate del pianeta. Al gruppo europeo-caucasico appartengono l’Eryngium campestre, l’Eryngium maritimum, l’Eryngium amethystinum cosiddetto Calcatreppola ametistina, dall’infiorescenza a forma di stella e il capolino azzurro-violetto, e, infine, l’Eryngium alpinum detto “Regina delle Alpi”, forse la specie più spettacolare, che ha pianta di colore verde con parti superiori azzurro ametistino e fiori blu cobalto, attorniati da brattee finemente acuminate.

A questo insolito fiore è affidato il più profondo significato del dipinto, che, di fatto, rimane incerto. Una delle interpretazioni si correla alla presenza nel quadro della scritta “My sach die gat / als es oben schtat“, che, tradotta dal tedesco del tempo, recita “Le mie vicende vanno come è disposto lassù”. L’eringio è tradizionalmente associato, per il suo aspetto, alla corona di spine della Passione di Cristo: il fiore, in combinazione con la scritta, testimonierebbe la fede in Cristo del giovane pittore e la sua volontà di affidarsi al disegno divino. Altri hanno ipotizzato che il ‘disegno’ in oggetto, dovesse avere altra natura. La scritta in questo caso avrebbe una duplice possibilità di lettura. Pare che il padre di Dürer avesse allora individuato per il giovane la futura sposa. Nel linguaggio dei fiori, l’eringio campestre è considerato simbolo di fedeltà e felicità coniugale. Secondo una suggestiva interpretazione, che risalirebbe a Goethe, il dipinto rappresenterebbe, quindi, una promessa del pittore alla futura consorte: Agnes Frey, figlia di un liutaio. L’Autoritratto con fiore d’eringio, per altro dipinto su pergamena, era facilmente arrotolabile e potrebbe essere stato realizzato per essere inviato ad Agnes, che Dürer poi sposerà e ritrarrà più volte nel corso della vita. Rimangono, tuttavia, dei lati oscuri. Alcuni temi artistici (p.es. quello dell’incisione Orfeo ucciso dalle Baccanti per aver inventato l’amore tra maschi) e alcune considerazioni epistolari di Dürer hanno fatto ipotizzare che l’artista tedesco abbia potuto essere bisessuale o omosessuale. L’eringio per il suo aspetto spinoso è anche simbolo di difesa, di resistenza e, in fondo, conferisce all’Autoritratto un carattere enigmatico, che ne accresce l’indiscutibile fascino.