L’artista olandese è comunemente associato al famosissimo dipinto “Girasoli”, una ineguagliabile sinfonia in giallo. In realtà, Van Gogh dipinge questa tema in molteplici versioni.

 Se ne trovano a Londra, Monaco, Philadelphia, Tokyo e, naturalmente, ad Amsterdam, dove all’artista è dedicato un intero museo. Un’interessante versione, scarna e tendente all’astrazione, è andata distrutta ad Ashiya, in Giappone, durante la seconda guerra mondiale.

Van Gogh realizza questa serie di “Girasoli” tra l’agosto 1888 e il gennaio 1889 ad Arles, nel sud della Francia, ma si era già cimentato con il tema in precedenza. Ne aveva dipinto, infatti, un’altra nel 1887, a Parigi. Quello stesso anno si allontana dalla metropoli e si trasferisce, appunto, in Provenza, alla ricerca di un ambiente più tranquillo e di un clima più salubre. La serie di Arles vede i girasoli raffigurati in un vaso, in numero da tre a quindici; i dipinti parigini presentano, invece, i fiori, ugualmente recisi, ma in uno spazio definito dal solo colore; la composizione include, per lo più, due soli fiori, ma anche in questo caso sono presenti varianti.

La versione conservata al Museo Kröller-Müller di Otterlo (Olanda), per esempio, raffigura quattro girasoli a grandezza naturale, in uno spazio indefinito. La lezione impressionista è interpretata da Van Gogh in chiave emozionale: la pennellata, secondo la cifra caratteristica dell’artista olandese, è libera e si espande in tutte direzioni, quasi a definire plasticamente i volumi. Del linguaggio impressionista i girasoli di Otterlo e ancor più quelli del Metropolitan Museum di New York, conservano, tuttavia, lo stratagemma del contrasto di complementari, che esalta reciprocamente la luminosità dei colori: il blu violaceo dello sfondo e il giallo che tende all’arancio dei fiori.

Nella serie di Arles la gamma cromatica riflette la solarità della Provenza e i girasoli di van Gogh si trasformano, fino –si direbbe- a irradiare luce propria. In quella regione, dove il colore pervade ogni cosa, l’artista vive un momento felice, è ottimista e lavora alacremente. Vivacemente colorata è, pure, la dimora dove trova alloggio, un modesto stabile chiamato la ‘Casa gialla’.

La serie dei “Girasoli” di Arles è espressione di questo stato d’animo: nasce per decorare la stanza dell’amico e collega Paul Gauguin, che di lì a poco si sarebbe trasferito nella ‘Casa gialla’ per dar vita con Vincent a un progetto di collaborazione artistica. Gauguin fa in tempo a ritrarre Vincent mentre seguita a dipingere “Girasoli”, ma, come noto, l’amicizia e il sodalizio professionale si sarebbero presto, bruscamente, interrotti. I litigi tra i due, infatti, avrebbero condotto al noto epilogo dell’automutilazione di Vincent, che rendeva drammaticamente manifesta una grave ferita nell’anima dell’artista.

Il distacco dall’amico non fa che esasperare una condizione di fondo che pervade l’intera esistenza di Van Gogh: di malinconia e costante insoddisfazione. In una lettera giovanile al fratello Theo, Vincent aveva scritto che si sentiva come un uccello in gabbia.

I “Girasoli” di Arles sembrano appartenere a una dimensione senza tempo. Sui campi della Provenza non volteggiano ancora i corvi neri che preannunciano il colpo di pistola, con il quale l’artista, tornato al nord, metterà fine alla propria vita, due anni dopo. Ispirandosi alle stampe giapponesi che amava, Van Gogh colloca i fiori in uno spazio bidimensionale: una fascia colorata definisce il piano, un’altra lo sfondo, senza profondità. La consistenza dei fiori è data dalla pennellata corposa e dagli interventi del pennello che ‘scolpisce’ la materia colore, a volte con l’impugnatura anziché con le setole, così da rendere ‘vivi’ i fiori dipinti. Il giallo cromo, innovativo allora perché di recente fabbricazione, si confronta con sfondi che variano dal celeste al verde acqua, con diversi effetti di luminosità. Ora la composizione è più brillante, ora più spenta. Anche nella gaiezza, un velo di malinconia. I “Girasoli” sono significativamente rappresentati in tutte le fasi della loro vita: dal bocciolo al fiore che ha perduto le ligule. Ma su tutto, per una stagione almeno, prevale il sole, con la sua luce e il suo calore.